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Stress e Tecnostress: quali sono le differenze e cosa deve fare il datore di lavoro?

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Autore Stefano Mancarti

Si definisce tecnostress, la condizione di malessere avvertita da un lavoratore quando le sue capacità non risultano adeguate alle richieste dell’ambiente lavorativo.

In sostanza, si tratta di una forma di stress da lavoro correlato, determinata da un utilizzo eccessivo di dispositivi digitali e strumenti tecnologici, che a lungo andare producono effetti negativi sia sulla sfera sociale dell’individuo che nell’ambito lavorativo.

Il Tecnostress tra le nuove malattie professionali

In Italia, il tecnostress è stato riconosciuto come nuova malattia professionale dal 2007 e nel 2014 l’Inail ha definito tale condizione come “una malattia professionale non tabellata”, che rappresenta un rischio concreto nell’ambito del lavoro moderno, soggetto ad enormi flussi di informazioni digitali.

Tale patologia subentra nel momento in cui il lavoratore è soggetto ad un’esposizione prolungata alla pressione lavorativa, manifestando disturbi di natura fisica, psicologica e sociale, con forti ripercussioni economiche per il sistema produttivo dell’organizzazione. Il tecnostress è, infatti, ritenuto responsabile di almeno il 50-60% di giornate lavorative perse.

Per questo motivo, in qualsiasi ambiente lavorativo è fondamentale una valutazione preventiva dello stress da lavoro correlato, attraverso specifici indicatori aziendali in grado di rilevare eventuali campanelli di allarme, ma anche situazioni effettive di rischio e di danni evidenti, che richiedono in genere un’analisi più approfondita.

Quali sono i sintomi del Tecnostress e quali sono i compiti del datore di lavoro?

Talvolta la valutazione preliminare, che consiste in un’analisi oggettiva del rischio, non è sufficiente per evitare l’insorgere della patologia perché la sintomatologia da tecnostress assume molto spesso caratteri di natura soggettiva. In generale, i sintomi da tecnostress, si possono suddividere in cinque categorie:

Pertanto, è necessaria una valutazione più accurata, funzionale e contestuale per il tecnostress, con una maggiore consapevolezza innanzitutto da parte dei datori di lavoro e il coinvolgimento di figure professionali esperte in materia di rischi psicosociali, come lo psicologo del lavoro.

Infine, dopo aver effettuato un’attenta valutazione del rischio da tecnostress, occorre senz’altro mettere in pratica azioni mirate di formazione e prevenzione con tutto il personale dell’organizzazione lavorativa.

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